| Bellezze Naturali e posizione nella Regione Lombarda |
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| Varese e il suo Territorio - Comuni e Informazioni |
| Martedì 12 Agosto 2008 13:46 |
Bellezze Naturali e posizione nella Regione LombardaParlare della propria città è cosa tanto naturale e tanto bella che a ciascuno di noi fa molto piacere il trascorrere qualche tempo a discutere con altri sull'argomento di quel lembo di terra che ci ha visto nascere e crescere, sul quale abbiamo potuto comprendere quanto siano belle la vita dell'uomo e la natura, opere meravigliose della potenza creatrice di Dio. Varese è la mia città: veramente sono nato ad Arcisate, nella Val Ceresio, ma dal 1923 vi abito, per cui mi sento varesino per il 99 %. Amo la mia città perché, fin da piccolo, ebbi occasione di osservare le sue meravigliose attrattive naturali, dato che la città si adagia su dolci declivi. Coi suoi incantevoli dintorni, sotto qualsiasi sole, tanto quello infuocato di luglio, quanto quello brillante di settembre, e quello appena velato, ma ancor chiaro d'ottobre, Varese offre stupendi panorami, tanto che questi siano osservati dalla montagna quanto dalla collina o dal lago. La bellezza di Varese sta appunto in questo fatto che, in poco tempo, si può essere in collina, sul lago, nei paesini delle fresche e ridenti sue valli, come anche, con qualche piccola escursione, ci si può trovare in montagna, a quota 1000 -1200 metri a godere il bel panorama dei laghi, con la verde distesa del piano, limitata a NordOvest dalla stupenda cornice candida delle Alpi, dalle quali svetta il monte Rosa con le sue dieci luminose punte, cui fanno da scenario di primo piano le nostre belle Prealpi, ornate di casette e di graziose ville. La provincia varesina confina, inoltre, ad ovest con il lago Maggiore, al di là del quale vi è il Piemonte con la provincia di Novara, ad est con parte della Svizzera e la provincia di Como, a sud con quella di Milano. La superficie del territorio della provincia di Varese è la ventesima parte (chilometri quadrati 1.196) dell'intera regione lombarda (chilometri quadrati 23.800). La popolazione raggiunge 670.000 abitanti e corrisponde a circa un tredicesimo di quella della Lombardia (oltre 8 milioni) secondo le risultanze di studi anagrafici compiuti dall' LS.T.A.T. fino al 31 maggio 1966. Come si può notare, il territorio della provincia di Varese ha una densità considerevole (561 ab. per Kmq.) mentre la densità della Lombardia raggiunge 336 abitanti per chilometro quadrato. [Italia: 178 abitanti per Kmq.]. La provincia di Varese, chiamata dei «Sette laghi », oltre alla meravigliosa sua natura, ha numerose industrie e moltissimi stabilimenti, che, in quanto a produzione e commercio, fanno di Varese la prima provincia d'Italia in rapporto al territorio ed alla popolazione che vi abita, la sesta dopo Milano, Torino, Bologna, Trieste e Ravenna per reddito pro-capite. Il capoluogo è costituito da un territorio di montagna (punta massima quota m. 1140 - presso la vetta del Campo dei Fiori). La cima del Campo dei Fiori, invece, m. 1226 - segnale o punto trigonometrico - appartiene al territorio del Comune di Luvinate. Proseguendo nel suo corso, il fiume Olona, in 26 chilometri della sua intera lunghezza, che è di Km. 70, darà lavoro a circa 24.000 operai, facendo sì che la zona, in rapporto alla popolazione ed al territorio, sia una delle più industriali d'Europa, con le sue concerie, fabbriche di celluloide, di tessuti, cartiere e tante e tante altre officine, tutte risonanti di lavoro, segno questo della grande laboriosità del nostro popolo. La zona di Varese è anche attraversata dal torrente Vellone, o Velone, come dicono le antiche carte, che scaturisce dalla valle omonima, situata a sud del monte Tre Croci ed ai piedi del monte San Francesco, ora tutto verde per un saggio rimboschimento di qualche anno fa, e che è posto di fronte a Santa Maria del Monte. Il territorio del Comune di Varese, in provincia i Comuni sono 141, è di Kmq. 53 e 87 ettari. La popolazione è andata via via aumentando, tanto che, dal 1861, e cioè dall'unità d'Italia, essa è aumentata di circa sei volte. Alla data del 10 gennaio 1958, la popolazione di Varese era di 59.501 unità; al 31 dicembre dello stesso anno Varese contava 60.526 abitanti, di cui 28.455 maschi e 32.071 femmine. Si ha buona ragione di credere che, dato l'aumento medio annuale della popolazione di circa 2.000 unità, Varese possa contare oltre 80.000 abitanti verso la fine dell'anno 1968. L'altitudine del centro del capoluogo, cioè il Palazzo Comunale, è di metri 382 sul livello del mare; il punto più depresso è a quota 240, presso la riva del lago; il punto più alto è a quota 1140, presso la vetta del Campo dei Fiori. Il perimetro dell'intero territorio del Comune è di 50 chilometri. Il nucleo centrale dell'abitato è in sé piccolo, ma Varese ha un'ampia zona periferica ammantata di verde che rende bella la nostra città, alla quale, negli ultimi anni, è stato dato l'appellativo di « Città - Giardino ». All'inizio del «Giro ciclistico d'Italia» - maggio 1958 - durante lo svolgersi della prima tappa Milano-Varese, Orio Vergani scriveva press'a poco in questi termini sul «Corriere d'Informazione» del giorno successivo: «Siamo alla periferia di Varese e davanti a noi possiamo osservare una scena di straordinaria bellezza: nel lago di Varese si riflette il Monte Rosa, cui fanno da corona le cime delle Alpi, candide di neve. Eccoci in questa meravigliosa "Provincia di smeraldo" tutta ombrosa di verde, d'un bel verde intenso dato dai numerosi alberi e dal verde tenero dei prati, mentre in alto, l'azzurro stupendo del bel cielo di Lombardia, racchiude e fascia questa bellissima "gemma delle Prealpi ". Varese, come del resto l'intera provincia, non possiede terreni adatti per l'agricoltura, poiché l'industria ne ha soffocato qualsiasi tentativo. In un articolo apparso sulle pagine del « Corriere della Sera» del 7 gennaio 1968, a firma C.D. e dal titolo «La meno" campagnola" provincia lombarda », l'autore dedica qualche riga a Varese, fanalino di coda dell'agricoltura lombarda: infatti essa concorre per il 2,7% a formare i cinquecento miliardi della produzione lorda vendibile regionale. Non è una priorità di condanna, perché quanto Varese ha perso nelle attività agricole ha abbondantemente guadagnato nelle attività industriali, commerciali, creditizie e di trasporti, che rappresentano l' 86 % dei cinquecentocinquanta miliardi del reddito lordo provinciale, il secondo, dopo Milano, della Lombardia. In trent'anni si sono dimezzati superficie e raccolti! L'industria si è «mangiata» i campi, specie quelli di pianura, assorbendone la manodopera contadina, tanto che su 7500 famiglie coltivatrici, 6200, ossia l' 82 %, non hanno maschi di età inferiore ai cinquant'anni. L'oasi agricola che sopravvive si è ormai localizzata nella parte bassa della fascia collinare, dove, dal raggruppamento di sparute unità poderali, sono sorte aziende agricolo-zootecniche di certe dimensioni e capacità operative. Questa ridimensionata agricoltura del Varesotto ha tutte le prerogative non solo per resistere, ma per espandere le proprie strutture (specie per gli allevamenti bovini da latte e da carne) se il risanamento sarà portato a conclusione e se, soprattutto, si baderà a curare meglio le rese unitarie delle singole colture, che anche durante il 1967 sono state parecchio defìcitarie. Non sono stati curati gli apporti nutritivi ai terreni, si è ancora restii nell'applicare le più moderne tecniche agronomiche. Anche una ridotta entità agricola può essere valida, ma occorre sorreggerla. Il panorama del consuntivo e delle prospettive agricole della nostra provincia potrebbe essere concluso, pure se sinteticamente delineato. Una breve nota di cronaca nel grande quadro dell'economia agricola della Lombardia. Ma Varese, da quindici anni, è anche uno dei più importanti punti d'incontro nazionali ed europei dei problemi dell'avicoltura; anzi, si deve dire che la grande avicoltura specializzata italiana ha preso l'avvio proprio da questa città, ad iniziativa altamente meritoria della sua Camera di Commercio. Le «Giornate avicole varesine » - che nel 1968 sono state messe in programma nella meravigliosa Villa Ponti dall' 8 al 13 giugno hanno accompagnato e spronato l'affermarsi della nostra avicoltura. Se abbiamo raggiunto l'autosufficienza per le carni di pollo e la quasi copertura del fabbisogno di uova (durante il 196 7 le importazioni si sono aggirate sul 2 %), ciò è dovuto al fatto che si è lavorato molto per l'opera di ricerca, di studio, di divulgazione e di propaganda svolta da questa manifestazione, che quest'anno celebrerà i quindici anni di operosa attività. Con un'avicoltura diventata autonoma e qualificata, anche le « Giornate avicole» dovevano mutare indirizzo: passare dai problemi della produzione a quelli del consumo. Infatti la prossima edizione si propone di aprire un dialogo - che sarà il «vertice dell' avicoltura europea» tra coloro che operano nei settori produttivi e distributivi, per accertare tutte le esigenze delle singole categorie, sia italiane sia comunitarie. Vittorio Carinella - 1968
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