| LSD²: Feltrinelli - Prima della visione |
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| Cultura e Spettacolo - Varese |
| Scritto da Guido Negretti |
| Sabato 24 Ottobre 2009 15:29 |
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Il caso del film Feltrinelli ha assunto varie facce: c’è chi parla di dietrologia, chi di censura, chi di mancanza di libertà di espressione e molto altro. In realtà, forse, il caso si presenta meno complicato di quanto si possa pensare. La storia è la seguente: Feltrinelli padre muore nel 1972, decenni dopo Feltrinelli figlio chiama il regista Alessandro Rossetto e chiede che venga fatta una pellicola documentaristica sulla vita del genitore. Si parla di coproduzione tra vari paesi europei. Il film è pronto, viene proiettato in sede privata, Feltrinelli figlio non è felice, nega il suo appoggio, e questa negazione personale si ripercuote sulla Eskimosa, la casa produttrice italiana di proprietà di Feltrinelli figlio stesso.
E’ il 2006, e prima che il film possa essere distribuito nelle sale cinematografiche italiane in maniera sostanziale bisognerà aspettare molto. Anzi, si aspetta ancora. Al suo completamento viene proposto alla mostra di Venezia, ed è un rifiuto. Il perché è semplice, non era piaciuto al direttore. Viene proposto allora a Locarno, nello stesso anno, ed è un successo. A Berlino invece viene rifiutato. Siamo davanti ad una congiura? Il dubbio rimane, ma non sappiamo da che parte stare. In Italia il film è proiettato in alcune librerie Feltrinelli. Non è strano che il rifiuto di un appoggio arrivi da Feltrinelli figlio e poi il documentario venga messo in proiezione nelle librerie della casa editrice?
Rossetto ha ragione a dire che il film dovrebbe essere distribuito, ma è una ragione soprattutto deontologica. Il prodotto è lì, finito, adesso va esposto. D’altro canto è anche vero che l’ideatore principale è Feltrinelli figlio, è lui l’artefice della nascita della pellicola, e giustamente può ritirare il suo appoggio nel caso il film non gli sia piaciuto. Ricordiamoci che è il produttore, e i produttori hanno voce in capitolo. Inutile fare dietrologia, basta usare un poco di logica: se il film in Italia non esce questo significa essere in negativo nel conto del bilancio. Il documentario ha richiesto dei fondi (il 40% dato dalla Eskimosa), e se il prodotto non viene distribuito questo significa una perdita di capitale e profitti possibili.
Cerchiamo di entrare nella mente della congiura: Feltrinelli figlio delega a Rossetto di filmare un documentario sul padre, vengono dati dei fondi, il documentario è finito, non lo si distribuisce in Italia. O Feltrinelli figlio è un masochista, oppure è il più grande autocensore schizofrenico della storia. Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticarci di Rossetto: se avesse voluto avrebbe potuto intascare i soldi del contratto, dimenticarsi del film e fare finta di niente. Invece, giustamente, vuole che il prodotto venga dato in visione al pubblico. Rossetto si dimostra non un semplice mestierante, bensì un vero professionista.
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