Home Cultura Varese LSD²: Feltrinelli e i corti Mercoledì 08 Febbraio 2012

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Cultura e Spettacolo - Varese
Domenica 25 Ottobre 2009 01:34

 

Franco Piavoli:
Emigranti (1962, b\n, 12’)
Evasi (1963, b\n, 12’)

 

Due piccoli cortometraggi aprono la serata. Fanno parte delle opere prime di Franco Piavoli, autore della scuola di Ermanno Olmi. Giocano entrambi sull’uso prepotente della commistione di primo e primissimo piano, fino alla ricercatezza del particolare. I visi umani occupano sempre la maggioranza delle riprese. Emigranti è un pezzo di storia contemporanea, la ripresa in diretta di quelle persone che lasciavano i loro paesi natali per spingersi alla ricerca di un migliore impiego (e in molti casi semplicemente di un impiego e basta) nel periodo degli anni sessanta. Sono facce smarrite, preoccupate, piene di quella mancanza di sicurezza e della paura di un futuro incerto. Evasi invece è un cortometraggio raffinato che gioca sul tema del grottesco. Dalle prime immagini, “ingannati” dal titolo, gli spettatori si trovano davanti ad una piccola processione di persone che affollano quello che capiamo essere uno stadio. I primi momenti, degni delle tavole di Otto Dix, lasciano lentamente spazio alle due scene maestre finali, il pestaggio selvaggio tra tifosi e la ripresa in campo lungo di una fabbrica. Gli anni passano, ma nessuna di queste due piccole opere ha perso la capacità di dialogare con noi, complice, nel secondo caso, l’assoluta mancanza di una evoluzione in campo di rispetto umano.

 

Alessandro Rossetto:
Feltrinelli (2006, colori, 81’)

 

Il film di Alessandro Rossetti, ospite della serata, è Feltrinelli, commistione di documentario storico e cronaca artistica della vita di una casa editrice. Il regista ha ben presente i due percorsi su cui far scorrere la pellicola: da una parte abbiamo il mondo degli anni sessanta, la nascita di una delle realtà editoriali più conosciute e rinomate in Italia, come nel mondo, dall’altra la vita della casa stessa in epoca contemporanea, con una netta divisione data dai materiali di repertorio in bianco e nero dalla pellicola “sporca” e dalle riprese dirette di tutto ciò che appartiene al mestiere di ideare, scrivere, revisionare, accettare, stampare, produrre, immagazzinare, spedire, consegnare, vendere e gestire i libri. E’ un film completo, soddisfacente. Alla fine della visione non ci rimangono dubbi: a differenza di alcuni tipi di documentari, non sentiamo quel senso di vuoto che ci spinge a voler essere stati noi al posto del regista per poter fare certe domande a cui non troviamo risposta, a spingere a fare certe riprese per toccare punti che ci sembravano più interessanti. E’ un’opera onesta, non nel senso dispregiativo che usiamo per nascondere la mediocrità, ma nel senso migliore, quello che trova la sua risposta nel cinema verità, il documentario.

 

Guido Negretti per Varese.Net

 

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