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Cultura e Spettacolo - Varese
Scritto da Guido Negretti   
Lunedì 26 Ottobre 2009 01:44

 

Domenica 25

Franco Piavoli:
Il pianeta azzurro, 90' (1982)
Voci nel tempo, 87' (1996)
Al primo soffio di vento, 90' (2003) 

Ultima serata della manifestazione, dedicata interamente a Piavoli, con un suo intervento tra la proiezione del primo e del secondo lungometraggio. Uomo di legge, acculturato, avvocato di professione, Piavoli inizia a cimentarsi con la macchina da presa fino al giorno in cui, nel 1980, decide di darsi completamente all’arte cinematografica. Regista interessato più all’immagine che al ritmo del montaggio, ha una forte impronta artistica di primo livello a cui però fa da contraltare una volontà di allungare i tempi del prodotto fino a punte di dubbio sulla sua effettiva necessità.

 

L’opera migliore e più riuscita della serata è Il pianeta azzurro, film-documentario sulla vita, una riflessione che non si tinge mai di retorica. La filosofia alla base del lungometraggio si basa sulla dicotomia natura-uomo, dove la prima risulta essere un luogo perfetto, pacifico, dove anche le forme che possono sembrare violente hanno invece una valenza necessaria e per questo comprensibile. Tutto il contrario del mondo umano, incapace di trovare una stabilità alle sue emozioni, al suo modo di essere: se risulta positivo il modo in cui l’uomo riesce a costruirsi una vita e a conciliare il suo bisogno di sostentamento con la lavorazione della terra, Piavoli non nasconde nemmeno la violenza insita nel nostro animo e la mette in scena nella lotta tra contadini per il posizionamento di una pietra di confine. E’ un’opera malinconica, un canto alla civiltà rurale ormai in decadimento, che tuttavia non si lascia andare ad un pessimismo cosmico ma lascia una punta (sebbene piccolissima) di speranza nel finale.

 

Voci nel tempo è invece un’opera mancata. Divisa in quattro parti che corrispondono alle quattro stagioni, mette come protagonisti le quattro fasi della vita, la fanciullezza, la gioventù, la maturità avanzata e infine la vecchiaia. Riuscitissima la prima parte, degno di lode l’epilogo con la figura dei bambini e degli anziani sulla neve, è invece una catastrofe nei restanti, temporalmente significativi, segmenti. Gli adolescenti e gli adulti risultano risibili in termini attoriali quando si tratta di riprenderli in atteggiamenti di recitazione (le loro poche battute risultano troppo innaturali), e se gli ultimi (e gli anziani) riescono tuttavia ad ottenere una parvenza di umanità, i primi appaiono dei fantocci senza anima. L’accompagnamento musicale nella scena del ballo, un’assordante musica latino americana, stride con tutto il resto dell’opera. E’ un’opera traballante dove la grandezza artistica di alcune scene non riesce a far dimenticare il grottesco non voluto di altre.

 

Chiude la serata Al primo soffio di vento, lungometraggio che mantiene gli stessi pregi e gli stessi difetti di Centochiodi, film di Ermanno Olmi, amico di Piavoli. Non siamo più nel documentario, ci spostiamo nel campo del cinema creato con una trama ed un intreccio, e qua notiamo come la bravura tecnica del regista risulti zoppicante nel momento in cui appare la cattiva  recitazione vocale degli attori, seppure in poche scene. E’ un film di forte impronta intimista, votato alla ripresa dei cosiddetti tempi morti della nostra vita. E’ il tema della solitudine e dell’incomunicabilità del mondo contemporaneo ad essere padrone delle scene,. Si pecca forse di retorica, presentando ad esempio il mondo occidentale come un mondo ormai troppo cerebrale e il mondo degli immigrati come ancora umano, legato alle tradizioni e al lavoro della terra. Si nota un certo compiacimento del regista nel dilungarsi sul tema principale, a discapito di una fruibilità allargata ad un pubblico maggiore, ma in nessun caso si può fare una colpa a Piavoli nel fatto di essere non un semplice mestierante ma un autore completo con una precisa poetica.

 

Guido Negretti per Varese.Net

 

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