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Emozione, materia e pensiero. In movimento. Questo è il cinema di animazione, questo è ciò di cui si può fare esperienza seguendo le tre ore di concorso (denominato nel programma: short film contest) per cortometraggi animati del festival A-tube visibile da oggi. Gli studenti che già ieri mattina, mercoledì 19 maggio, hanno potuto assistere in anteprima ad una parte della maratona notturna di sabato prossimo, non si volevano alzare dalle sedie: l’universo che gli si è aperto davanti agli occhi li ha affascinati.
Questo l’obbiettivo di A-tube: diffondere l’arte e la conoscenza del cinema di animazione. Il cortometraggio è la forma ideale, perché permette di assemblare antologie nelle quali gli esempi stilistici si moltiplicano e si evidenziano peculiarità e differenze. Dal ricco e tecnologico film in computer animation 3D Monster Coins prodotto nella potente patria dell’animazione cinese, Taiwan, primo pervenuto al concorso, sino all’allegro videoclip brasiliano E agora nos, passando per ben due film iraniani, Solitude e What’s love, stilisticamente e tecnicamente straordinari, e lo statunitense Leonardo, realizzato dall’ italoamericano Jim Capobianco nei momenti lasciatigli liberi dalle grandi produzioni Pixar, il percorso della fantasia si snocciola lungo tutte le latitudini per approdare a Varese, regalando agli spettatori uno spaccato della sensibilità e dell’immaginazione dell’individuo da un continente all’altro. L’Italia è molto ben rappresentata da opere di grande livello, ma non si può nascondere che sia la Francia a fare la parte del leone nell’animazione europea, con film belli e visivamente potenti.
Gli autori, se animatori, lavorano spesso soli, per lunghi periodi, e disegnano innumerevoli piccole opere d’arte che vengono poi montate in sequenza, oppure si attrezzano in studi organizzati per il lavoro d’equipe, con una ripartizione professionale dei ruoli. Questo avviene anche per i partecipanti al secondo concorso di A-tube, The Golden Storyboard, che ha per protagonisti gli storyboard artists. Lo storyboarder è ancora una figura misteriosa, sulla quale è necessario, per una piena comprensione, dire ancora due parole, partendo dall’inizio.
Scrittura, immagini, musica: creare un’opera cinematografica è una operazione lunga, complessa e magica. Su tutto, la figura del regista che dirige l’opera di molti professionisti. Il lavoro dello storyboard artist si inserisce all’inizio del percorso, nella cosiddetta pre-produzione. Lo storyboard è il primo tramite fra la scrittura e le immagini del film, la prima traduzione visiva del soggetto scritto. In parole semplici: il fumetto della sceneggiatura.
Lo storyboarder non è dunque solo un abile disegnatore ma anche un conoscitore del linguaggio del cinema, che deve saper interpretare con creatività e scrupolosa professionalità le esigenze e le direttive del regista, dell’opera e della produzione, come ad esempio, e precisiamo qui quanto detto in precedenza, nel caso di artisti presenti al festival quali Mr Niko, storyboarder francese impegnato su “Atomic Betty”, una serie tv diretta, come spesso accade, da diversi registi, oppure di Davide Veca, disegnatore che ha collaborato come storyboard artist sia alla nota serie TV “Geronimo Stilton” che ad alcuni episodi di “Pipì Pupù e Rosmarina”, la serie TV di successo diretta da Enzo d’Alò.
Benché uno storyboarder possa lavorare da solo per un film d’autore, più spesso opera all’interno di un team composto da vari professionisti, ad esempio nel caso di una grande produzione. L'esposizione “The Art of Storyboarding”, in concomitanza con il festival, vuole stimolare la curiosità del pubblico proprio sul momento in cui la parola diventa immagine. E ciò avviene secondo svariate modalità, come testimoniato dai lavori esposti, che, precisiamo, provengono dalle collezioni private degli autori e dalla collaborazione con società del settore: disegni preparatori a matita appena abbozzati (rough), schizzi veloci anche a pennarello presi direttamente sul set se trattasi di film dal vero come appunti per una successiva rielaborazione ( thumbnails), oppure immagini perfettamente definite, realizzate sia a mano su carta che in digitale, direttamente al computer. Normalmente lo storyboard è composto da una serie di “vignette” o “frames” che descrivono il fluire degli accadimenti e della narrazione, oppure visualizzano inquadrature rese complesse da effetti speciali. Come si evince dagli esempi in mostra, non esiste un unico standard, ma il concetto è identico: creare -sia all’interno di moduli prefissati che su fogli liberi- una sequenza di disegni articolati fra loro, integrati da varie indicazioni, per dar modo al regista di controllare lo sviluppo dell’opera sia sotto il profilo visivo che narrativo, prima della effettiva realizzazione.
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