| A-Tube 2010: intervista post-festival a Giorgio Ghisolfi |
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| Cultura e Spettacolo - A-tube |
| Sabato 05 Giugno 2010 09:21 |
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La seconda edizione di A-Tube (International Animation Film Festival di Varese) ha chiuso le danze domenica 23 Maggio. Giorgio Ghisolfi, organizzatore dell’evento, ha concesso al nostro giornale un’intervista post-festival.
La seconda edizione di A-Tube è terminata. In confronto a quella passata, il pubblico come ha recepito questo evento? Molto bene, con un 30% in più di spettatori. Tuttavia ci aspettavamo maggior interesse per i seminari da parte degli studenti superiori e universitari, giornalisti e professionisti della comunicazione visiva. Organizzare conferenze sulle tecniche e le tecnologie dell’animazione non è semplice. Averle a Varese è un miracolo, gradiremmo che fossero più seguite.
Dove nel 2009 si è puntato sulla differenza di temi, questa edizione ha puntato molto sulle differenze tecniche. Abbiamo avuto la stop-motion (plastilina), la tecnica mista, opere tradizionali e opere avanguardistiche (Yoni Goodman e il suo uso di Flash). Cosa ci potremo aspettare nel prossimo evento? L’animazione è da sempre un universo di tecniche. L’anno scorso gli ospiti avevano proposto il loro cinema a disegno animato tradizionale, quest’anno Nichetti la tecnica mista e Goodman il découpage o cut out digitale: è ovvio che ciascun autore ha la sua tecnica preferita, ma il festival in sé proponeva comunque, come anche quest’anno, un fulcro di cortometraggi realizzati con molte e varie tecniche. Sarà cosi anche l’anno prossimo.
A-tube riscuote successo tra il pubblico interessato, tuttavia mi sembra che la maggioranza faccia parte degli abitanti della provincia. Per un festival internazionale non sarebbe auspicabile richiamare anche spettatori da tutta l’Italia? O è un fatto derivato dalla difficoltà del vasto pubblico di sentirsi richiamati dall’animazione in generale? Un festival è internazionale innanzitutto nelle opere partecipanti, negli ospiti e nelle giurie. Al momento abbiamo pubblico dalla regione Lombardia, dal Piemonte e dal Ticino. Per avere pubblico dall’estero e dall’Italia semplicemente bisogna dar tempo al tempo. Devono crescere sia il festival che -questo è fondamentale- la disposizione della città ad accogliere visitatori da fuori. Le potenzialità ci sono.
La presenza di una pellicola come Vals im Bashir (Valzer con Bashir) ha portato, credo, ad una visione più interessante del fenomeno dell’animazione. Qua c’è una commistione tra realtà e immaginazione fortissima, come vediamo dalla storia (trama e intreccio in parte inventati) e dagli avvenimenti (tutti storicamente veri). Si può dire che con questa pellicola (e, ad esempio, con Persepolis) il mondo dell’animazione sia entrato ormai nell’età adulta, dimostrando come il mondo reale (politico e sociale) possa essere facilmente assorbito nelle sue tematiche anche dai ‘disegni in movimento’? Senz’altro. Si è finalmente capito che l’animazione non è solo per le favole.
Una domanda più generale. L’animazione, a differenza della ripresa dal vivo, richiede un dispendio di tempo maggiore, come anche una maggiore attenzione ai dettagli. Questo ha spesso provocato, al fine di un buon ricavato economico, un accentramento del mercato cinematografico su pellicole per un pubblico molto giovane (una famiglia compra più biglietti di un singolo spettatore adulto). Sembra quasi che l’unico spazio dedicato a opere meno ‘infantili’ (nel senso di range di spettatori) sia la televisione (si pensi a South Park). E’ possibile dire che si stia accentuando una differenza tra grande e piccolo schermo da questo punto di vista? Il grande cinema ci darà sempre meno opere provocatorie, come quelle di Bakshi? Il discorso è complesso. In generale, si può dire che il mercato condizioni le scelte produttive, sia televisive che cinematografiche. Valzer con Bashir è uno, come Peurs du Noir, dei casi particolari; è una scommessa vinta, ma che ha comportato numerosi rischi imprenditoriali.
Da un punto di vista cinematografico l’Italia ha ricevuto grandi riconoscimenti nei tempi passati. Oggi, dopo gli anni ’80, sembra esserci stato un lento declino per cui la bandiera tricolore ha iniziato a perdere smalto agli occhi del mondo. Dal punto di vista dell’animazione, anche in questo caso sono sorti gli stessi problemi? Anche qua avremo (e abbiamo) una fuga di cervelli, soprattutto a causa della difficoltà di finanziamenti? L’animazione italiana si è rivitalizzata negli anni ’90 sia in tv che al cinema. Negli anni duemila la tv va bene, il cinema un po’ meno. In effetti i professionisti italiani all’estero sono moltissimi, ma va ricordato che la loro fuga è iniziata già a metà anni ’90, con il boom dell’animazione a livello mondiale e la conseguente apertura di nuovi orizzonti, non ora.
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