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E’ andato in scena, giovedì 17 Dicembre, la prima proiezione ponte tra i due festival di A-tube. A dispetto di un numero ingente di spettatori durante le serate ed i pomeriggi della prima edizione, il numero di presenti in sala può essere solo dotato dell’aggettivo di esiguo.
Primo tra cinque appuntamenti è stato messo in cartellone “Le voci della nostra infanzia”, aprendo un ciclo di appuntamenti mensili incentrati sull’animazione giapponese. Il film è un’opera recente, uscita nelle sale nel 2007, per la regia di Nishizawa Akio. Sconosciuta o quasi in Italia, l’opera si classifica nel reparto realista, sebbene molte siano le pecche che non concedono allo spettatore un riscontro positivo. La storia, situata nel 1956, tratta del mondo dei ragazzi concentrandosi su un personaggio preciso, il capoclasse Akira. Se la trama può sembrare degna di nota, con forti riferimenti ad una società che deve riprendersi da una crisi nata con la disfatta militare, la sceneggiatura non riesce a mostrare le varie sfaccettature di un mondo in rovina che vuole rialzarsi. Il buonismo, spesso troppo melenso, si staglia nelle immagini di personaggi che sembrano non riuscire a far altro che sorridere senza un motivo profondo. Si toccano alcune problematiche in maniera tangente, ma sfortunatamente vengono sommerse da un forte senso di positività melensa. Tutto sembra dover avere un risvolto positivo, anche quando ciò non esiste palesemente. Vige un forte senso di patriottismo troppo sfacciato. Il ricordo dei kamikaze morti è il punto di partenza per parlare di un’idea di Giappone classica, superficialmente bonaria. Impossibile o quasi per noi europei riuscire ad entrare in contatto con un mondo troppo diverso, dove ogni canzone che il film ci propina non suscita in noi un riscontro positivo. Se la regia riesce a dare a volte un impatto soddisfacente, è pur sempre vero che la versione italiana fa uso nel doppiaggio di persone la cui voce (spesso insufficiente) è ormai fin troppo abusata nelle serie televisive animate giapponesi, con un conseguente detrimento della forza realista. In un mondo in cui Takeshi Kitano, famoso regista giapponese, ha mostrato un diverso approccio alla pellicola e in cui Battle Royale ha scosso gli animi dell’intero globo, “Le voci della nostra infanzia” risulta avere un impatto troppo flebile per poter essere ricordato. |