Home Cultura Teatro Gallarate Provando in nome della Madre Martedì 06 Gennaio 2009
Provando in nome della Madre PDF Stampa E-mail
Teatro - Gallarate
Scritto da Redazione   
Mercoledì 03 Dicembre 2008 14:55
Pochi bauli neri sullo sfondo. Un tavolo. Tre sedie. Due bicchieri di vino. Basta questo per mettere in scena la storia più grande mai esistita, la Natività.
Prendete questa storia d’amore svuotandola di ogni sfumatura divina. Avrete "Provando in nome della madre", trasposizione teatrale del romanzo di Erri De Luca, rappresentato ieri sera a Gallarate in un Teatro Vittorio Gassman completamente pieno. Lo spunto ha un che di pirandelliano. Come nei Sei personaggi in cerca d’autore si rappresenta una forma di meta teatro. Il regista e la protagonista vogliono provare in presenza del vero autore, ed ecco che De Luca appare sul palco. Da qui nasce la magia del togliere, la ricerca estrema della semplicità. Inizia la rappresentazione “umana, troppo umana” del dramma di una donna semplice come Miriam (nome ebraico di Maria). Provate solo ad immaginare la dimensione dello scandalo. Promessa sposa di Yoseph, vergine, deve affrontare il pregiudizio di tutti, lo sguardo perso del futuro marito alla rivelazione, la legge ebraica che prevede la lapidazione per le adultere. E i suoi dubbi interiori: cosa realmente le è successo? Ma è guidata da qualcosa di non terreno e lo grida al mondo: «Sono incinta, un angelo è venuto a portarmi l’annuncio di Dio». Lei è la protagonista, il centro, il fulcro di questa vicenda. Ma Giuseppe è la base da cui tutto può scaturire. «Lo dice l’origine ebraica del suo nome» come spiega De Luca, «è colui che aggiunge, che mette. Ha aggiunto la sua fede, la sua fiducia nell’amata, e in amore questo è fondamentale». Questa storia umana e profondamente divina sembra già scolpita nei nomi dei protagonisti. Perché il bimbo che nascerà sarà Yēsû, colui che salva ma anche che è salvato: dall’amore sterminato della madre, dalla forza e volontà di credere del padre. Il finale è un monologo perfetto di Miriam (Sara Cianfriglia) che da sola soffre, lotta, combatte per la vita del suo piccolo. Lo custodisce tutta la notte, per quelle ore sarà suo e di nessun altro. Solo all’alba lo mostra a Giuseppe e lo dona al mondo. «Eccovi mio figlio, è per voi». Il mantello di Miriam si innalza al cielo. È una donna, come tutte le altre, e proprio per questo è speciale.

Fabio Castano x Varese.Net

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