| Intervista a Alberto Michelini |
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| Conferenze - Varese |
| Scritto da Chicco Rossi |
| Sabato 24 Ottobre 2009 23:53 |
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Incontro Alberto Michelini prima della presentazione del suo penultimo video dedicato a San Josemaria Escrivá (fondatore dell'Opus Dei) "La grandezza della vita quotidiana".
C.R.: "Nel suo breve film non ci sono Italiani. Ci porta da New York a Parigi al Kenya ad altre parti del pianeta e gli intervistati sono tutti non Italiani. Questo chiaramente testimonia l'universalità dell'Opus Dei sia in orizzontale, ovvero in tutto il mondo, sia in verticale, ovvero in ogni livello della scala sociale. La scelta di escludere i nostri connazionali viene dall'idea di stuzzicare in loro uno spirito di emulazione oppure ha semplicemente dato per scontato che in Italia l'Opera è molto presente, radicata e forte? Quale dei due aspetti ha prevalso?"
A. Michelini: "In realtà un po' tutti e due. Da una parte viene sottolineata attraverso la scelta di questi personaggi, cercati nei cinque Continenti, che potessero rappresentare l'Opera nei modi più diversi. Presentare un Italiano forse era superfluo, visto che chi realizza il video è anche un Soprannumerario Italiano e facendo il mestiere di giornalista televisivo tutti sanno che sono dell'Opus Dei. Perchè dopo oltre 50 anni (l'Opera è presente da fine anni '40) c'è una presenza notevole in tutta Italia, nelle diverse Regioni, nelle grandi città e nelle città minori, Varese compresa, quindi è chiaro che questo era irrilevante per me. La cosa importante era l'universalità, la differenza di ceto e di professione, proprio per far capire che il Vangelo è universale per chiunque: ricchi, poveri, intelligenti, meno intelligenti. Questo era secondo me particolarmente significativo.
Sullo schermo intanto passano le immagini dello chef di uno tra i più quotati ristoranti parigini che mi ha colpito per la sua semplicità: arriva con un motorino non proprio "di ultima generazione", lo parcheggia attaccato ad un paletto ed arriva al lavoro dove comanda un piccolo esercito di cuochi senza minimamente scomporsi, con la flemma del grande uomo.
"Si, è tutta gente normale, contraddistinta dal fatto di condurre una vita molto ordinaria, una vita molto semplice, pur facendo grandi professioni. Come mi disse Luca di Montezemolo che portai in un centro dell'Opera negli anni '80: <<Alberto - disse - ma io non potrei iscrivermi?>>, risposi <<Luca, ma non è un Rotary: questo è un fatto di vocazione, o ce l'hai o non ce l'hai, ma devi prima sapere cos'è l'Opus Dei>>. Lui non aveva capito, in buona fede, ma quanti pensano che sia una sorta di club esclusivo oppure un fatto, come dire, per avere qualche vantaggio. Oppure per prendere voti elettorali.
Tornando ai due: il momento cruciale fu per me il novembre '77 perchè nell'Opera mi viene chiesto di occuparmi, data la mia professione, del film per il cinquantesimo anniversario. Il momento era cruciale per il Mondo e per la Chiesa perchè il '78 è stato un anno terribile, l'anno dei tre Papi. Il '78 è stato per l'Italia l'anno dell'assassinio di Moro, dell'impeachment di Leone... è stato un anno micidiale. Per chi era giornalista ma anche per la società Italiana e per la Chiesa, arrivata a un punto veramente basso, aveva toccato il fondo. Un amico diceva che era in vigore l'interpretazione del "Concilio Secondo me", riferendosi al Concilio Vaticano Secondo.
Quello fu il momento anche cruciale che aveva coinciso con la mia presa di coscienza dell'Opera e della vocazione nell'Opera, così legata a questo Papa. Qundi ho vissuto la mia vocazione all'Opera con il Pontificato di Giovanni Paolo II. Era come sommare due cose incredibili, pazzesche, due esperienze straordinarie.
Vivendo questo pontificato dall'interno e molto vicino al Papa, soprattutto nei primi anni, è chiaro che per me è stato più facile vivere la Fede e vivere la testimonianza del Cristiano anche nelle situazioni difficili sia del giornalismo che della politica.
La nostra chiacchierata prossegue con una serie di aneddoti e un racconto molto interessante sui rapporti tra la Chiesa e il Partito Comunista, diretto allora da Berlinguer, e sull'incontro tra i futuri Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, che si sono conosciuti occasionalmente ad un sinodo dei vescovi e nel giro di poco più di un mese sarebbero stati il primo e il secondo Papa. Un personaggio con cui si potrebbe chiacchierare per ore e ascoltare i racconti di chi ha vissuto in diretta, da un privilegiato punto di osservazione, la storia dei nostri ultimi trent'anni, da Papa Luciani al muro di Berlino a chissà quante altre vicende di cui oggi non c'è stato il tempo di parlare ma che avremo, ne sono certo, occasione di approfondire.
Ci richiamano all'ordine: Sindaco, autorità e pubblico attendono, abbiamo sforato di mezz'ora abbondante il programma iniziale e Alberto Michielini si prende il tempo per l'ultima battuta, proprio su San Josemaria Escrivá: "Come hai capito, la mia vita di Cristiano fedele dell'Opus dei sia intrecciata incredibilmente con quella del pontificato di Giovanni Paolo II, come un fatto assolutamente naturale perchè vedevo, nell'azione e nella figura di Giovanni Paolo II, lo spirito che imbeve l'Opera. Quando San Josemaria dice che c'è una scintilla di eternità in qualsiasi cosa che facciamo in un'ottica di fede, quindi offrendo tutto quello che fai a Dio e facendo tutto per la gloria di Dio, tu dai dimensione di eternità alle cose più umili e più semplici, come pulire una pentola o di spazzare per terra. Se tu lo fai in questa ottica, se tu lo metti in questa dimensione, tutto diventa oro agli occhi di Dio e tu trasformi in endecasillabi la prosa quotidiana!"
Chicco Rossi x Varese.Net |









