Home Home Lettere al Direttore Trescale: Parliamo di Tane Mercoledì 08 Febbraio 2012

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Sergio Tenderini

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Sergio Tenderini dá vita nel 1998 all'Atelier di Fotografia che concentra in sè tutte le esperienze acquisite negli studi universitari e nelle collaborazioni con gli studi milanesi. Fotografia industriale e pubblicitaria, ritratti, paesaggi, fotografia d'architettura e di interni, reportage fotografici per cerimonie ed eventi pubblici. Questo e molto altro in un Atelier tutto da scoprire.      

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Trescale: Parliamo di Tane PDF Stampa E-mail
Redazione - Lettere al Direttore
Lunedì 08 Marzo 2010 08:49

Egregio direttore,
parliamo di tane.


Il progetto di “recupero” della cava Italinerti, situata su un fianco della collina dei Tre Scali sul lato sinistro del fiume Bevera nel comune di Cantello, comporta l’asportazione di 2 milioni di m3 di materiale, un vistoso abbassamento del profilo della collina, un cospicuo allargamento dell’area di escavazione.
Il progetto prevede anche la distruzione della “tana dal Balzaregn” che, guardando il fronte cava, si trova abbastanza lontano in alto verso destra. L’origine di questo nome non è nota. In questa tana, legata a tante storie di caccia, nel 1990 fu segnalata la presenza del tasso, dopo almeno 50 anni di assenza dalla valle. Anche a sinistra del fronte cava, a metà costa, su un piccolo pianoro, vi sono numerosi affioramenti di roccia, o meglio di un agglomerato che i geologi chiamano “ceppo”, una formazione tipica di questa valle. Essi danno luogo a sporgenze e anfratti e, in alcuni casi, a tane, in parte di origine geologica e in parte scavate da animali.
Alcuni anni or sono, in una di queste tane dei Tre Scali, si trovarono dei ferri arrugginiti, trappole per la volpe, messi da cacciatori di chissà quanti anni fa.
Sono luoghi impressi nelle nostre tradizioni, nelle nostre memorie, nelle nostre affezioni. Ma ciò che esiste da centinaia di migliaia di anni sembra ora destinato alla macinatura.


Queste tane sono presenti per tutta la valle, sia sul fianco destro che sinistro, in genere a metà costa. C’e n’è una particolarmente suggestiva non lontano da Velmaio, una specie di salotto, con porta e finestra. La più grande di tutte è la “tana dal Fügegn” - il significato di questa parola è andato perduto - vicino alla località Pianezzo. A Cantello c’era un tempo l’abitudine di andarci in processione il venerdì santo. Quando entravano i cani, per la caccia alla volpe, si sentivano abbaiare lontano; da qui la leggenda che la tana arrivasse fin sotto l’altare della chiesa di Malnate. Vicino ci sono i “Sass da Calé”.


Per “ripristinare” si cava, si vende, si spiana e si fanno i gradoni. Abolita ogni differenza tra la Bevera e qualsiasi altro posto. Tutto livellato, unificato, geometrizzato, appiattito, standardizzato. Viene completamente tradito il significato della parola ripristinare: riportare allo stato pristino, originario. Ho sentito anche parlare di piste ciclabili, forse con ampio parcheggio. Metteranno anche i faretti?


Lasciamo le cose come stanno! Meglio l’attuale voragine che il ripristino. Almeno così qualcosa di pristino rimane.

Cordiali saluti.

Silvio Riva

 

 

 

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