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Lago di Varese - Pescatori e Villeggianti PDF Stampa E-mail
Varese e il suo Territorio - Laghi e Fiumi
Martedì 12 Agosto 2008 14:38

La ricchezza ittica, come la fauna aerea del nostro bacino, attirò sempre l’attenzione di studiosi e curiosi. Fin dalle sue origini il Lago fu ricco di lucci, tinche, barbi, persici, persici trota, scardole, cavedani, gobbini (pesci sole), pighi, bottatrici, vaironi, lamprede, anguille.

Ferveva dunque un’intensa attività che vedeva i pescatori lavorare instancabilmente persino nei giorni festivi (ancora oggi pratica tipica di ogni imprenditore o lavoratore autonomo del Varesotto).

Si sollevarono nientemeno che le proteste di S. Carlo: “Nei giorni festivi s’astengano dal pescare, che oltre l’offesa a Dio saranno castigati come di giustizia”. Anni più tardi si ordinò tassativamente: “a tutti i pescatori, che non ardiscano pescare sotto qualsivoglia scusa, o colore nei giorni di festa” (1632).

I prodotti ittici varesini erano richiestissimi nel Ducato di Milano, a Novara, Vercelli, Torino e addirittura in Francia, dove arrivavano con carri a cavallo che viaggiavano di notte, carichi di blocchi di ghiaccio per conservare il pesce fresco fino a destinazione. Grandi quantitativi arrivavano al Verziario di Milano ogni venerdì e nel periodo quaresimale.

A Varese il mercato del pesce era in Piazza della Motta, dove veniva venduto sulle apposite “piode”, lastroni di sarizzo, con tacche per misurarne la lunghezza e determinarne il prezzo.

Oltre al pesce, fonte di guadagno era la raccolta delle lumache, molto abbondanti lungo le rive.

Da Bardello poi, su barconi, le merci arrivavano alla Schiranna e poi a Varese, così come il legname che proveniva da Maccagno e Cannobio, sul Lago Maggiore, e destinato a Milano.

Dalla metà del ‘500 i diritti di pesca venivano esercitati da alcune famiglie e da ordini religiosi, come i Lateranensi nel tratto di Voltorre o i Cistercensi dell’abbazia di Capolago. Le frequenti violazioni ed i continui solleciti per l’intervento della giustizia, portarono la Regia Camera, bisognosa di denaro, a vendere l’intero bacino, insieme ai laghi di Monate, Ternate, Biandronno e alla Bozza (dove il fiume Bardello sfocia nel Lago Maggiore), ad un unico proprietario, il Conte Francesco Biglia, vescovo di Pavia (al prezzo di 100.000 Lire Imperiali nel 1652). Nel 1779 poi fu di nuovo venduto ai coniugi Giulio Pompeo Litta ed Elisabetta Visconti Borromeo.

Già con i Biglia, Francesco III d’Este, signore di Varese, aveva incrementato il turismo d’elite invitando presso la sua corte, nell’attuale Palazzo Comunale, numerosi nobili e nobilastri attratti dall’amena bellezza del nostro Lago.

Con i Litta iniziò un periodo di splendore senza precedenti. Di origine milanese, erano soliti venire in villeggiatura nel loro palazzo (villa Litta-Panza, ora del F.A.I. e sede mancata del Guggenheim italiano) in Varese e condurre gli ospiti in gita sul Lago.

La bellezza dei luoghi e delle colline coperte di lauri e di vigneti, la lussureggiante quantità di ninfee che decoravano il Lago e la quantità di pesce, erano motivo di grande attrazione per nobili forestieri.

Con le loro carrozze a più cavalli giungevano sulle sponde della Schiranna ove li attendevano i barcaioli agli ordini del duca. Il conseguente corteo di barche addobbate al seguito della gondola principesca attirava la moltitudine di gente che si affollava sulle rive ad ammirare la scena quasi fiabesca. Addirittura la sera le barche si illuminavano a festa e lungo le sponde del Lago i falò davano un effetto molto suggestivo a tutta la conca.

Nel 1865, per Lire 162.000, il Lago fu venduto ai Ponti, industriali gallaratesi, che continuarono l’opera per rendere sempre più accogliente il lago e l’Isolino Virginia, dove gli ospiti, in assoluta tranquillità, potevano gustare le specialità locali , a base di pesce ovviamente, e visitare il museo preistorico allestito con lo stesso Ponti dal prof. Pompeo Castelfranco.

Il turismo sul nostro Lago raggiunse un grande incremento con il varo del vaporetto “Gavirate” che iniziò il suo servizio nel 1904 tra Gavirate, la Schiranna e l’Isolino. Si pensò addirittura ad un secondo vaporetto, il “Varese”, che doveva soddisfare il grande afflusso di pubblico.

All’incirca a metà degli anni ’20 il Lago divenne demaniale, dopo una lunga battaglia tra i Ponti e lo Stato.

 
 

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