| Lago di Varese - Rapporto con la città |
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| Varese e il suo Territorio - Laghi e Fiumi |
| Martedì 12 Agosto 2008 13:40 |
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Secondo uno studioso varesino, C.M. Rota (1936), il nome di Varese deriverebbe da “var”, termine celtico che significa “acqua”. Dunque le popolazioni primitive (liguri e insubri), abbandonarono le palafitte intorno al 900 a.C. per insediarsi sulle terrazze sovrastanti fino alle zone dell’attuale Varese, attribuendo a questo nome significato di “territorio lacustre”, oggi “regione dei sette Laghi”. Il rapporto con il lago rimane legato a questo concetto e si perde insieme all’era preistorica. Lo stesso nome passa da Lago di Bodio, di Biandronno, di Gavirate, corrispondente alle zone di pesca , diventa Lago di Varese solo in età moderna, quando il rapporto amministrativo subentra a quello naturale. Per attività al di fuori della pesca, di cui si è ampiamente detto, il lago fu di fatto ignorato, come per sottolineare, dice qualcuno, la natura fortemente commerciale del borgo varesino. Con la scoperta delle palafitte nella seconda metà dell’Ottocento, il nome di Varese fa il giro di tutta Europa conquistando la ribalta della scena internazionale grazie proprio agli scavi archeologici ed al conseguente museo sull’Isolino Virginia. Unico progetto Varesino, proposto dal parroco di Ternate, don Stefano Monteggia, a cavallo tra ‘700 e ‘800, fu il tentativo di abbassare il livello del Lago di circa cinque metri. Un vero rapporto tra Varese ed il suo Lago nasce all’inizio del ‘900 in campo industriale e sportivo. Ma a conti fatti si vede come Varese non sia una città “lacuale” come scrive il Varesino Luigi Zanzi, la sua “particolare maniera di godere il Lago, quasi in una prospettiva dall’alto e sempre in chiave scenografica” ne coglie una sorta di distacco contemplativo, quasi uno snobbare il Lago rimasto così primitivo rispetto all’evoluzione della città. Mentre questo fascino selvatico colpì persino Stendhal che, il 24 luglio 1816, salendo al Sacromonte, scrisse: “Ensemble magnifique: au coucher de soleil, nous apercevions sept lacs.” da cui venne coniata l’etichetta di “provincia dei sette laghi”. Ed in particolare fu colpito dallo scenario di montagne che rende il Lago di Varese un luogo ancora preistorico, come se l’ultima glaciazione fosse appena terminata e la conca del Lago ne fosse stata modellata da poche settimane anziché da diciassettemila anni. Dibattito di questi ultimi anni è stata anche la proposta di un “percorso museale” che unisca la collezione dell’oggettistica legata alla cultura lacustre, l’archivio-biblioteca dei documenti e delle pubblicazioni sul Lago, sviluppandosi verso i luoghi più significativi come l’Isolino Virginia, il chiostro di Voltorre, le ghiacciaie di Cazzago e la stessa Palude Brabbia. Le Istituzioni, come fu nei secoli dei secoli, non hanno raccolto la sfida, ma non hanno nemmeno dimenticato il nostro Lago. |








