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Dialogo con Piero Chiara - di Paolo Franchini PDF Stampa E-mail
Cultura e Spettacolo - Varese
Scritto da Redazione   
Lunedì 06 Luglio 2009 20:16

Nonostante il sole e il caldo, ho sentito di dover montare in macchina. Una giornata che avrei speso volentieri in altro modo, ma i giornali non mi hanno lasciato alternative. Una sosta dal fiorista in viale Aguggiari e poi via, destinazione Luino. Un fiore sulla tomba di Piero Chiara. Nulla da farmi perdonare o chiedere, solo il desiderio di spiegargli subito quello che era appena successo.


Qualche chilometro ed ecco il lago. Qualche curva, ed ecco il camposanto. Un bel posto, nonostante tutto. L'eterno alloggio del provinciale più universale che io abbia mai conosciuto, un parallelepipedo di granito con due o tre gradini. Un'iscrizione in latino, il nome e il cognome a lettere maiuscole, scolpite. Mi aspettavo un monumento imponente, invece non è che una sorta di ara. Sobria, le linee rigorose e pulite. Spigolosa. Un po’ come lui, forse.


“Signor Chiara, buongiorno.”
“Ciao, caro. Chi sei?”
Disagio, confusione. Ero convinto che i defunti sapessero tutti di tutti. Uno come Chiara, poi... Una presa in giro delle sue, senz’altro è così.
“Mi chiamo Paolo Franchini. Vengo da Varese. Oh, mi scusi: questo è per lei.”
“Una rosa? Grazie. Mettila pure lì, sul gradino. Come mai da queste parti?”
“Volevo ringraziarla per tutto quello che ha scritto.”
“Grazie a te per avermi letto. Non sarai qui solo per questo, spero.”
“No, in effetti... fHa letto i giornali di oggi?”
“Purtroppo no, ho avuto un po' da fare...”
Uno a zero per lui, come era ovvio.
“Non fare quella faccia. Cos'è che mi devi dire?”
“Sì, dunque... Vediamo... Conosce per caso Giorgio Faletti?”
“Chi? Faletti? No, non mi pare proprio.”
“Ecco, appunto...”
“Perché? Cos'ha fatto 'sto Faletti?”
“Il punto è questo... Vede, lui scrive...”
“Buon per lui. E che cosa scrive?”
“Thriller.”
“Cosa?”
“Storie nere, cattive. Omicidi, delitti, cose del genere... Ieri pomeriggio l'hanno scelto come finalista nel suo concorso.”
“Me lo vuoi raccomandare, vero? Guarda che io non sono mica in giuria.”
Una risata. Bella, contagiosa, leggera nel vento caldo.
“Lo so..”
“E allora? Cosa vuoi da me?”
“Le voglio chiedere scusa, tutto qui.”
“E per che cosa?”
“A dire il vero, non lo so neanch'io, ma quando ho letto i giornali...”
“Sei tra quelli che l'ha scelto?”
“No, sono solo uno che legge.”
“E allora stai tranquillo. Se l'hanno scelto vuol dire che piace... Perché mi guardi così? Non sei convinto?”
“Sì, ma è solo che...”
“Che...?”
“Faletti vende milioni di copie, è tradotto in tutto il mondo. E agli americani piace sul serio...”
“Forse inizio a capire.”
“Dice di non sentirsi l'erede di Hemingway, dichiara che legge poco quello che scrivono gli altri per non farsi influenzare... Insomma, in quello che scrive Faletti non c'è il suo spirito, capisce? Non c'è anima, non c'è umanità, non c'è mondo... Non c'è cuore. Sono solo vicende, storie impossibili, racconti dell'ovunque, ma che non riescono a vivere da nessuna parte. Le sue, signor Chiara, erano invece storie...”
“Lascia stare le mie storie.”
“D'accordo, ma il concorso è intitolato a lei.”
“Non importa, credimi.”
“A me sì, però.”
“Davvero? E tu chi sei?”
“Uno che non vuole dimenticarsi di chi è stato veramente grande.”
“Tu scrivi, vero?”
“Ci provo…”
“Allora mi sa che sei invidioso.”
“Solo di chi sa scrivere. Di lei, ad esempio.”
Di nuovo quella risata sottile, di nuovo quella brezza più calda che tiepida.
“Mi devi dire altro?”
“Beh, ieri sera c'è stata anche la premiazione dello Strega.”
“Non dirmi che...”
“Stia tranquillo: Vitali non ha vinto.”
Un soffio bollente sui petali della rosa, un altro sul mio viso sempre più accaldato.
“Se non le dispiace, io andrei...”
“Grazie della visita. Anzi, aspetta un attimo.”
“Certo, mi dica.”
“Una cortesia: se Moccia dovesse scrivere qualche racconto e arrivare in finale, mi raccomando, non venire più a rovinarmi la giornata.”

 

Paolo Franchini

 


 

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