| Salviamo la Collina dei Trescali |
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| Natura e Ambiente - Varese |
| Scritto da Redazione |
| Venerdì 05 Febbraio 2010 17:18 |
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Per riuscire a comprenderne il significato dobbiamo allontanarci dal presente, per tornare negli anni settanta. Esattamente nel 1973 viene inaugurata una cava, la cava Coppa, situata nella zona della collina Trescali. Le escavazioni suscitano molte perplessità, ed infatti si scopre che sono totalmente abusive. Nel 1986, dopo riprese e sospensioni, si giunge alla chiusura definitiva attraverso la diffida regionale NR 66/95. La cava è chiusa ma rimane di proprietà di Coppa. A distanza di anni Italinerti riesce a comprarla, mentre nel 1998 viene ricompresa come cava di recupero. I nuovi proprietari propongo al comune di Cantello un progetto di risanamento, nel 1999, progetto che viene rifiutato in quanto avrebbe comportato danni paesaggistici ed ambientali. Ad oggi ci si trova davanti ad un paradosso: la regione infatti ha approvato il progetto Italinerti, ditta che in questo momento si trova nella legalità assoluta. Il progetto in questione tuttavia non chiede la creazione di una cava, bensì il suo recupero. Questo significa che lo squarcio ambientale abusivo lasciato da Coppa non verrà riempito, con risanamento del territorio, bensì ci si affiderà al progetto Italinerti di appianare completamente la collina Trescali. Il progetto odierno non richiederà un anno, né due. Ne richiederà dieci, il che significa che se inizierà nel 2010 potrà finire solo nel 2020, che ci troveremo davanti ad un cantiere a cielo aperto e che l’assetto paesaggistico ed ambientale verrà completamente stravolto. Non stiamo parlando di un piccolo terreno, stiamo parlando di circa due milioni di metri cubi. Ovviamente una cava necessita di alcuni mezzi chiamati camion. Si è calcolato che saranno circa 40 a passare giornalmente da questa stessa cava, utilizzando così la strada della Valsolda, strada di cui ad oggi usufruiscono molte persone varesine, snellendo così il traffico per chi, uscendo dai confini svizzeri a Giaggiolo, voglia proseguire direttamente per il centro senza dover passare per la Folla di Malnate. Ovviamente non possiamo dimenticare il calcolo dell’inquinamento dei tubi di scarico dei camion stessi, senza tralasciare quello acustico. Ci sarebbe da chiedersi perché Italinerti voglia che questo progetto vada in porto. Ci sarebbe da chiedersi se forse l’apertura dei lavori per la nuova ferrovia che sfocerà nella vicina Svizzera possa avere qualcosa a che fare. In fondo, la cava Italinerti produce sabbia, sabbia che potrebbe essere usata per i lavori di costruzione della sopraccitata ferrovia, ed in fondo l’appalto di rifornimento andrebbe alla ditta Italinerti in quanto la più vicina ai luoghi di costruzione. Non dimentichiamoci, comunque, che la ditta Italinerti si aggiudicherebbe anche l’appalto per i lavori dell’autostrada Gaggiolo-Dalmine. Certo, una cava fa sempre comodo, a volte è necessaria, ma due? Esiste già, nel territorio di Cantello, una cava legale con un impatto ambientale minore, la cava Valli. Oltretutto non bisognerebbe dimenticare che i lavori sulla collina ‘Trescali’ provocherebbero la scomparsa della collina stessa, con conseguente pericolo della valle, valle che assicura alla città di Varese ed ai comuni limitrofi il 60% del fabbisogno di acqua potabile. C’è da chiedersi come la regione abbia potuto approvare il progetto Italinerti. La questione è semplice: l’apertura di una cava richiede controlli precisi sull’impatto ambientale e non, mentre una cava di recupero ne necessita di inferiori, di molto inferiori. In fondo, quale comune impedirebbe l’apertura di una cava che porterebbe ad un arricchimento del valore territoriale? Forse il comune di Cantello, nel sopraccitato 1999? Forse perché a volte ci rende conto che l’impatto ambientale ha più valore nel tempo di quanto non l’abbiano gli interessi economici immediati?
Raccolta di firme
Guido Negretti x Varese.net |






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