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Un patrimonio biologico per il futuro PDF Stampa E-mail
Salute - Busto Arsizio
Scritto da Redazione   
Mercoledì 10 Settembre 2008 08:18
E’ oggi possibile conservare le cellule staminali estratte dal liquido amniotico utilizzato per l’effettuazione dell’amniocentesi, esame di diagnosi prenatale piuttosto diffuso.
Biocell Center comunica di aver dato avvio, primi al mondo e grazie ad anni di studi e ricerche, ad un servizio riguardante la conservazione delle cellule staminali.
Un successo della ricerca lombarda e nazionale.

“La nostra proposta – spiega il professor Giuseppe Simoni, già docente di Genetica Medica presso l’Università di Milano ed ora Direttore Scientifico di Biocell Center – è di conservare i primi tre millilitri di liquido amniotico che solitamente vengono eliminati. A seguito di ricerche durate anni, abbiamo dimostrato  che questo piccolo quantitativo di materiale del feto è ricchissimo di cellule staminali giovanissime e multi potenti, in grado di differenziarsi in vari tessuti del futuro individuo.”

Si tratta di conservare un piccolo quantitativo residuo del campione del liquido amniotico estratto dalla sacca placentare per eseguire l’esame di diagnosi prenatale denominato amniocentesi.

“Si tratta di un’opzione che la paziente ha a disposizione – afferma il professor Fabio Ghezzi, medico chirurgo, docente di ginecologia ed ostetricia presso l’Università dell’Insubria –  che noi consigliamo a chi ha già deciso, per altre ragioni, di effettuare l’amniocentesi. Infatti conservare il liquido amniotico non comporta alcuna variazione del metodo consueto di effettuazione dell’esame, ed è pertanto eseguibile senza rischi né particolari complicazioni da ogni ginecologo incaricato di effettuare il prelievo del liquido amniotico.”

IL SERVIZIO

“In pratica è sufficiente che non si buttino via i primi tre millilitri estratti – spiega la dottoressa Maria Bellotti, ginecologa del San Paolo di Milano – questo piccolo quantitativo viene inviato tramite corriere convenzionato ai laboratori Biocell di Busto Arsizio (Va). Comunque il ginecologo riceve un kit con le spiegazioni tecniche e le provette sterili. Poi basta che la mamma consegni il tutto al corriere.”

Nei laboratori Biocell le cellule sono poi trattate, vengono eseguiti i controlli di sterilità e vengono preparate al congelamento ad una temperatura di -196° in contenitori di azoto liquido, dove rimangono conservate per 19 anni, cioè fino a che il feto sarà divenuto un individuo maggiorenne.
Il servizio attualmente è rivolto a privati, non è sostitutivo della conservazione o della donazione del sangue del cordone ombelicale, sia perché le cellule staminali contenute nel liquido amniotico hanno caratteristiche differenti, sia per la differente normativa in questione. Al riguardo infatti, mentre la legge italiana attualmente non consente la conservazione del cordone ad uso autologo (privato), non esiste alcuna normativa che vieti la conservazione delle cellule estratte dal liquido amniotico.

Il costo del servizio – pari a 980 euro comprensivo di ogni costo di trattamento, congelamento e di tutti i 19 anni di conservazione – è interamente a carico di chi riterrà di conservare le cellule, mentre Biocell assicura che una quota (stimata intorno al 5-10%) di liquidi amniotici di pazienti con anamnesi particolare e condizioni economiche di indigenza verranno conservati gratuitamente (previa richiesta del ginecologo, del genetista ed esame approfondito delle condizioni economiche della famiglia richiedente).

“La speranza – aggiunge il dottor Massimo Agosti, primario di Neonatologia presso l’Ospedale del Ponte di Varese e Presidente della sezione lombarda della Società Italiana di Neonatologia (SIEOG) – è che queste cellule siano utilizzabili in futuro proprio sulla persona che le possiede, cioè il bambino. Sicuramente non si avrebbero problemi di rigetto, e nonostante non vi siano al momento applicazioni diffuse, sono in corso numerosi protocolli e studi clinici autorizzati dal ministero della Sanità con risultati che ci fanno sperare per il futuro”.

 

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